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Luca Tagliaferri

Importante successo per il Centro di Oncologia Interventistica del Gemelli ART: ha infatti ricevuto il titolo di “Brachyacademy Center”, prestigioso riconoscimento internazionale relativo alla formazione specialistica sulle diverse tecniche della brachiterapia. A questo risultato, il sito web del Policlinico Gemelli di Roma ha dedicato un ampio articolo, a firma di Maria Rita Montebelli, che riportiamo di seguito integralmente.

 

Il Gemelli fa scuola nel mondo nel campo della radioterapia interventistica

Il Centro di Radioterapia Interventistica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS ha di recente ricevuto il titolo di ‘Brachyacademy Center’, un riconoscimento internazionale conferito ad appena 21 centri nel mondo e a 11 in Europa tra quelli che fanno formazione specialistica sulle diverse tecniche di radioterapia interventistica. Il Gemelli è l’unico centro italiano ad essere stato insignito di questo importante riconoscimento ed è quello tra i centri con l’offerta formativa più completa, su un elevato numero di siti anatomici.

A sostenere il progetto Brachyacademy, una iniziativa di formazione al top, è Elekta, azienda leader nella produzione di apparecchiature per la radioterapia a livello internazionale, che sta promuovendo anche la campagna di informazione ‘About brachytherapy’ dedicata ai pazienti. La campagna ha lo scopo di offrire informazioni a quanti devono approcciarsi a questi trattamenti e coinvolgerà, con una serie di video, alcuni pazienti seguiti al Gemelli.

Il titolo di Brachyacademy Center riconosce la vocazione alla formazione di qualità svolta dalla radioterapia del Gemelli, che gestisce al suo interno anche la INTERACTS (Interventional Radiotherapy Active Teaching School)  una scuola internazionale di radioterapia interventistica che offre corsi di formazione internazionale on site, con lezioni teoriche ed esercitazioni pratiche sia su manichini, che in sala operatoria.

La radioterapia è uno dei grandi pilastri dei trattamenti oncologici, accanto alla chirurgia e ai trattamenti sistemici come la chemioterapia. “La grande famiglia della radioterapia – spiega l’oncologo radioterapista Luca Tagliaferri, referente del Centro di Oncologia Interventistica – si compone di tre principali approcci terapeutici: la radioterapia a fasci esterni (la forma più usata, con la quale si irradia il tumore dall’esterno), la radioterapia metabolica che sfrutta il metabolismo cellulare attraverso dei radiofarmaci, che arrivano direttamente alle cellule tumorali in maniera selettiva; la radioterapia interventistica (conosciuta spesso come brachiterapia) che introduce, attraverso specifici applicatori o cateteri, sorgenti radioattive direttamente all’interno del tumore o a diretto contatto con il letto tumorale, cioè dove era presente il tumore asportato chirurgicamente, per bonificare eventuali residui microscopici”. Nell’ultimo decennio si è assistito ad una grande riscoperta della brachiterapia, grazie all’introduzione di innovazioni tecnologiche presenti anche al Gemelli. “In particolare – spiega il dottor Tagliaferri – la radioterapia interventistica ad intensità modulata, che ci permette di modulare punto per punto l’intensità delle radiazioni e quindi di erogare un’altissima dose al tumore, risparmiando gli organi sani e la radioterapia interventistica guidata dalle immagini (soprattutto RMN e PET/TAC), che ci consente di individuare con precisione millimetrica il target tumorale e di effettuare quindi un trattamento estremamente mirato con eccellenti risultati clinici”.

La grande collaborazione con i chirurghi ha contribuito ad affermare la radioterapia interventistica come importante opzione terapeutica da proporre ai pazienti. Per questo, nel 2017 è stato creato l’Interventional Oncology Center (IOC), realtà di eccellenza all’interno del Gemelli ART (Advanced Radiation Therapy), diretto dal professor Vincenzo Valentini, vicedirettore scientifico del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, che comprende una sala interventistica con annesso bunker di terapia, un ambulatorio, una dosimetria clinica e posti letto dedicati, risultando ad oggi il primo centro di riferimento oncologico per la radioterapia interventistica a livello italiano, come numero di pazienti e varietà di offerta terapeutica ed assistenziale. “Nel 2020 sono stati effettuati oltre mille trattamenti interventistici – afferma il dottor Tagliaferri. “Trattiamo prevalentemente tumori ginecologici (cervice uterina ed endometrio), tumori della prostata dove nei bassi stadi la radioterapia interventistica consente di trattare in maniera radicale questi tumori, senza necessità di ricorrere ad ulteriori trattamenti o alla chirurgia, tumori cutanei, dell’ano e tumori testa collo. La moderna oncologia dà i migliori risultati terapeutici quando c’è un’integrazione tra le diverse opportunità che le moderne tecnologie ci offrono. E la fortuna di lavorare in uno dei più grandi ospedali d’Italia dal punto di vista oncologico – conclude il dottor Tagliaferri – ci offre l’opportunità di interagire con tanti specialisti e di integrare vari trattamenti oncologici, per offrire il massimo delle opportunità ai nostri pazienti”.

 

Ecco il link all’articolo sul sito del Policlinico Gemelli:

https://www.policlinicogemelli.it/news-eventi/il-gemelli-fa-scuola-nel-mondo-nel-campo-della-radioterapia-interventistica/

 

La notizia è stata anche rilanciata da alcune importanti testate giornalistiche: 

Il Sole 24 Ore:

https://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/aziende-e-regioni/2021-01-18/radioterapia-interventistica-gemelli-titolo-brachyacademy-center-144626.php?uuid=ADStkDEB&refresh_ce=1

Agenzia Italpress:

https://www.italpress.com/radioterapia-interventistica-titolo-internazionale-per-il-gemelli/

RomaToday:

https://www.romatoday.it/attualita/centro-radioterapia-ospedale-gemelli-titolo-brachyacademy.html

La struttura sarà articolata in tre stanze di degenza completamente ristrutturate per un totale di cinque letti. Una di queste stanze sarà denominata “COMETA” e, anche grazie a una raccolta di fondi ancora in corso, verrà dotata di apparecchiature digitali per consentire ai pazienti di restare in contatto con i propri cari. Nella stessa area, saranno anche allestite quattro nuove camere per la radioterapia interventistica (brachiterapia).

Contribuisci anche tu a raccogliere fondi per il progetto “Cometa” del Gemelli ART e dell’Associazione Attilio Romanini: https://associazioneromanini.org/cometa/

 

La radioterapia metabolica sta vivendo un periodo di grande sviluppo nella cura delle patologie oncologiche. Si tratta di una branca della medicina nucleare che prevede l’utilizzo di sostanze radioattive, dette “radiofarmaci”, che esercitano un effetto terapeutico mediante emissione di radiazioni ionizzanti ad alta energia; questo tipo di radiazioni determina un danno irreversibile del DNA e la conseguente morte cellulare. Per la cura dei tumori, questi radiofarmaci – che possono essere somministrati per via orale, intrarteriosa o endovenosa – hanno la proprietà di essere captati in modo molto selettivo dalle cellule tumorali. “La storia della medicina nucleare nasce circa settanta anni fa per la cura della patologia tiroidea con lo Iodio 131”, spiega il dott. Luca Zagaria, dirigente medico presso l’unità di Medicina Nucleare diretta dal prof. Alessandro Giordano, responsabile dei trattamenti radiometabolici, nel contesto del Dipartimento di Diagnostica per Immagini, Radioterapia Oncologica ed Ematologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma, diretto dal prof. Vincenzo Valentini. “Questo settore della medicina nucleare è oggi in grandissima espansione anche per lo sviluppo di trattamenti in altri ambiti dell’oncologia, come la terapia delle metastasi ossee da carcinoma prostatico resistenti ad altri trattamenti, dei tumori neuroendocrini metastatici, dei tumori epatici primitivi e delle metastasi epatiche”. Degno di nota è inoltre il fatto che la radioterapia metabolica presenta un basso rischio di importanti effetti collaterali, trattandosi una terapia in cui la dose di radiazioni viene erogata in maniera molto mirata al tumore con un ridotto impatto sui tessuti sani.

 

Una nuova struttura al Gemelli ART

Nell’ambito della ristrutturazione del reparto per la radioterapia metabolica del Policlinico Gemelli, è in corso la realizzazione di una nuova struttura (collocata al 3° piano dell’ala E del nosocomio romano), articolata in tre nuove stanze di degenza per un totale di cinque letti. A questa area, si affiancheranno anche quattro camere dedicate alla radioterapia interventistica. Le camere per la radioterapia metabolica sono ambienti protetti, dove i pazienti restano isolati per alcuni giorni a causa della radioattività ritenuta. Una di queste stanze sarà denominata “COMETA” (acronimo di “COnnessione in METAbolica”) e verrà dotata di una serie di apparecchiature digitali, che potranno essere utilizzate dai pazienti pediatrici per mantenere un contatto diretto e personale con i genitori e le proprie famiglie, gli amici, i compagni di scuola e tutto il loro mondo o, nel caso di ricovero dei genitori, con i loro figli piccoli.

“Abbiamo pensato a questa stanza multimediale per ridurre il disagio dei pazienti in isolamento, siano essi bambini o adulti”, sottolinea di dott. Luca Tagliaferri, referente per la Radioterapia Interventistica e Metabolica presso il centro di Radioterapia Oncologica, conosciuto anche come Gemelli ART (Advanced Radiation Therapy). “Nel caso dei pazienti pediatrici, le nuove tecnologie consentiranno loro di restare in contatto con l’esterno, con i genitori e gli amici, anche inviando o ricevendo immagini, video, file, fino a piccoli oggetti realizzati con stampanti 3D. Nel caso invece dei genitori, potranno mitigare il disagio dei figli piccoli dovuto alla loro lontananza”.

 

Sostenere il progetto COMETA

Per l’allestimento della stanza “COMETA”, una raccolta di fondi è stata avviata dall’Associazione Attilio Romanini. Si prevede di acquistare varie apparecchiature digitali, come due pc all-in-one, con touch screen e collegamento a internet, che consentiranno ai singoli pazienti di scrivere mail, ascoltare musica, vedere film e video, oltre ad avere un’area di interscambio con l’esterno e a conservare tutti i file in proprie cartelle. Sarà poi acquisita una grande smart tv da 50”, con la quale i pazienti potranno vedere programmi televisivi o contenuti online, oltre a potersi connettere con dispositivi come una playstation o con i propri device portatili. Inoltre, è anche prevista la dotazione di due tablet collegati con due stampanti 3D wifi collocate all’esterno della stanza di degenza per organizzare laboratori creativi, un plotter verticale, microproiettori multimediali e penne per disegni in 3D.

La stanza ospiterà anche un affresco del maestro Antonio Nunziante, uno dei maggiori pittori italiani: l’opera, intitolata appunto “Cometa”, mostrerà questo straordinario corpo celeste e la sua lunga coda nel suo misterioso viaggio nello spazio siderale. L’iniziativa si inserisce nel progetto più ampio “Art4ART” del Gemelli ART, dedicato all’allestimento degli ambienti di terapia dove, attraverso l’arte nelle sue diverse espressioni, si cerca di donare sollievo e conforto ai pazienti.

Vuoi saperne di più del progetto COMETA? Clicca qui: http://www.gemelliart.it/2020/12/14/gemelli-art-ecco-la-cometa-per-avvicinare-chi-e-lontano/

Il meeting online ha visto la presentazione delle più moderne tecniche di radioterapia a fasci esterni e interventistica (detta anche brachiterapia) per la cura di tumori della pelle. Oltre 200 i partecipanti in collegamento. Sottolineata l’importanza della multiprofessionalità, che vede medici e tecnici di radiologia collaborare per il miglior risultato clinico.

Grande interesse e partecipazione ha fatto registrare il recente webinar sul tema “Il ruolo del TSRM (Tecnico Sanitario di Radiologia Medica) nella moderna radioterapia per la gestione dei carcinomi cutanei”, organizzato dall’Associazione Italiana Tecnici di Radioterapia Oncologica e Fisica Sanitaria (AITRO), in collaborazione con il centro di Radioterapia Oncologica (noto anche come Gemelli ART – Advanced Radiation Therapy) del Dipartimento di Diagnostica per Immagini, Radioterapia Oncologica ed Ematologia del Policlinico Gemelli di Roma, diretto dal prof. Vincenzo Valentini. Questo appuntamento, moderato dalla prof.ssa Maria Antonietta Gambacorta, medico chirurgo specializzata in radioterapia del Gemelli ART, è stato il terzo del ciclo “Webinar in Radioterapia”, svoltosi tra giugno e dicembre 2020. Ha visto la presenza costante in collegamento online di oltre 200 professionisti da tutta Italia, soprattutto tecnici di radiologia, ma anche medici, fisici medici e specializzandi. “L’obiettivo di questi incontri, organizzati in streaming per le limitazioni dovute alla pandemia”, ha spiegato la dott.ssa Patrizia Cornacchione, presidente dell’AITRO, “era quello di fornire uno strumento per migliorare le conoscenze su temi molto specifici della professione, nell’ottica di un costante aggiornamento e in una dimensione multiprofessionale”.

 

La radioterapia per i tumori della pelle

Il webinar ha approfondito l’impiego delle tecniche di radioterapia, e soprattutto quelle interventistiche o da contatto (modalità di radioterapia conosciuta anche come “brachiterapia”), per la gestione dei tumori cutanei non melanoma e, in particolare, dei tumori basocellulari e squamocellulari che sono tra le patologie oncologiche più diffuse. La radioterapia a fasci esterni irradia la malattia attraverso sofisticate macchine che concentrano le radiazioni sul tumore, mentre la brachiterapia consente il trattamento delle neoplasie direttamente con sorgenti radioattive poste all’interno o a contatto con il tumore: quest’ultima era una tecnica molto diffusa nel ‘900 che però, a causa di problematiche legate agli effetti collaterali e alla radio-protezione, era stata progressivamente abbandonata. Negli ultimi anni, grazie ad importanti miglioramenti in campo tecnologico che hanno permesso una terapia ad intensità modulata guidata dalle immagini e quindi estremante precisa, è tornata alla ribalta in tutto il mondo.

“Per affrontare queste patologie oncologiche c’è naturalmente la chirurgia, che però nell’area della faccia, soprattutto per il naso, le palpebre e le labbra non sempre offre dei risultati estetici eccellenti, condizionando la vita sociale del paziente”, ha sottolineato il dott. Luca Tagliaferri, referente del Centro di Oncologia Interventistica e della gestione dei tumori cutanei presso il Gemelli ART. “Con la moderna radioterapia interventistica, invece, nella maggior parte dei casi i tumori cutanei possono essere gestiti con ottimi risultati oncologici ed estetici”.

La sfida della multiprofessionalità

Nel corso del webinar, è stata anche sottolineata l’importanza della multiprofessionalità per migliorare l’approccio al paziente e alla patologia oncologica e per incrementare gli esiti positivi della radioterapia. Lo scopo è di favorire la migliore collaborazione tra il medico e il tecnico di radioterapia, dando a quest’ultimo tutti gli elementi formativi necessari per la realizzazione dei presìdi sanitari personalizzati. “Multiprofessonalità e sinergia sono particolarmente importanti per ottimizzare le cure”, ha detto la dott.ssa Cornacchione. “Il nostro obiettivo è dunque quello di fornire una formazione specifica: stiamo infatti pensando all’organizzazione di altri percorsi formativi, per ora in streaming e da remoto, fino a quando sarà possibile tornare agli eventi in presenza, che consentiranno anche lezioni e prove pratiche”. A queste iniziative, si affiancano i corsi organizzati dalla scuola INTERACTS (Interventional Radiotherapy Active Teaching School), promossa dal Gemelli ART.

L’aumento dei carcinomi cutanei al viso

Negli ultimi anni, si è assistito ad un incremento della diagnosi dei carcinomi della pelle, anche a causa del progressivo invecchiamento della popolazione. I pazienti anziani, per i quali spesso patologie concomitanti rendono meno consigliabile la chirurgia classica per le problematiche dovute all’anestesia, sono i principali candidati ad un approccio radioterapico. “Proprio in relazione a questa situazione, che vede un aumento dei carcinomi cutanei localizzati soprattutto al viso e la costante crescita del numero di pazienti di età avanzata”, ha detto il dott. Tagliaferri, “è probabile che, nei prossimi anni, vedremo un incremento dell’impiego della radioterapia”.

Oltre alla prof.ssa Maria Antonietta Gambacorta, alla dott.ssa Patrizia Cornacchione e al dott. Luca Tagliaferri, hanno partecipato al webinar come relatori o discussant il dott. Bruno Fionda, la dott.ssa Lisa Vicenzi e il TSRM Claudio Lafaenza. L’evento può essere rivisto anche on demand, registrandosi sul sito AITRO: https://www.aitro.it/archives/2180.

 

IL PROGETTO DI UNA STANZA MULTIMEDIALE PER LA RADIOTERAPIA METABOLICA

 Una nuova iniziativa in collaborazione con l’Associazione Attilio Romanini: l’allestimento presso il Reparto di Radioterapia Oncologica del Policlinico Gemelli di Roma di una stanza di degenza “tecnologica” per consentire ai piccoli pazienti, sottoposti a radioterapia metabolica, di mantenere il contatto con i propri familiari e amici durante il periodo di isolamento. Stanza utile anche ai genitori ricoverati per rimanere in contatto con i propri figli piccoli. E’ un progetto a cui tutti possono contribuire.

 

La radioterapia metabolica, che prevede la somministrazione al paziente di sostanze radioattive per la cura selettiva di specifiche neoplasie, può salvare molte vite. Ma costringe i pazienti sottoposti a questa terapia a restare isolati in una stanza speciale anche per diversi giorni a causa di problematiche radio-protezionistiche. Un isolamento che, se è già pesante per un adulto, lo è ancor di più per un bambino o un ragazzo. Nell’ambito della prevista ristrutturazione del Reparto per la radioterapia metabolica del Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, perciò, l’Associazione Attilio Romanini supporterà una nuova iniziativa: tramite innovative tecnologie multimediali, si vuole consentire ai piccoli pazienti di mantenere un contatto diretto con le proprie famiglie, gli amici e i compagni di scuola. Parallelamente le mamme o i papà di bambini piccoli, costretti a rimanere a distanza dai propri cari, potranno interagire con i propri figli collegandosi da un ambiente speciale limitando il disagio della lontananza. Questo progetto è stato denominato “Cometa”.

 

La Radioterapia

La radioterapia ha tre grandi filoni di applicazione: la radioterapia a fasci esterni, con le radiazioni che vengono concentrate sul tumore attraverso sofisticate macchine di trattamento; la radioterapia interventistica o da contatto, dove il tumore viene irradiato, e quindi distrutto, attraverso specifici applicatori o cateteri che veicolano una o più sorgenti radioattive; e infine la radioterapia metabolica, dove l’effetto terapeutico si ottiene attraverso una selettiva interazione tra le cellule e specifici radiofarmaci, che vengono distribuiti attraverso il sangue. La gestione del paziente candidato a radioterapia metabolica viene effettuata attraverso una stretta collaborazione tra l’equipe di medici dell’Unità Operativa Complessa di Radioterapia Oncologica, diretta dal prof. Vincenzo Valentini, e l’equipe di Medici Nucleari dell’Unità Operativa Complessa di Medicina Nucleare, diretta dal prof. Alessandro Giordano.

 

Computer, smart tv, video-collegamenti, laboratori creativi con stampanti 3D

 

La stanza “Cometa” (sigla che vuole significare “COnessione in METAbolica”) è in fase di realizzazione presso il centro di Radioterapia Oncologica (noto anche come Gemelli ART – Advanced Radiation Therapy) del Dipartimento di Diagnostica per Immagini, Radioterapia Oncologica ed Ematologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma. Sarà dotata di 2 letti, utilizzabili da un bambino con un parente adulto accompagnatore, oppure da due pazienti adulti dello stesso sesso. La stanza è interamente allestita per garantire le norme radio-protezionistiche e, quindi, per limitare la possibilità di irradiazione e contaminazione del personale. Infatti vi possono accedere solo alcuni operatori sanitari per periodi brevi e con le necessarie precauzioni comportamentali. Per diversi giorni, i pazienti sono costretti dunque all’isolamento, che si aggiunge al disagio di dover affrontare una terapia oncologica. L’obiettivo dell’Associazione Attilio Romanini è perciò di supportare il progetto per dotare questa stanza di una serie di apparecchiature digitali, che potranno essere utilizzate dai pazienti per mantenere un contatto diretto e personale con i genitori e le proprie famiglie, gli amici, i compagni di scuola e tutto il loro mondo o, nel caso di ricovero dei genitori, con i loro figli piccoli.

Il progetto prevede l’acquisto di due pc all-in-one, con touch screen e collegamento a internet, che consentiranno ai singoli pazienti di scrivere mail, ascoltare musica, vedere film e video, oltre ad avere un’area di interscambio con l’esterno e a conservare tutti i file in proprie cartelle. Si vorrebbe poi acquistare un grande smart tv da 50”, con la quale i pazienti potranno vedere programmi televisivi o contenuti online, oltre a potersi connettere con dispositivi come una playstation o con i propri device portatili. Inoltre, è prevista anche l’acquisizione di due tablet collegati con due stampanti 3D wifi collocate all’esterno della stanza di degenza per organizzare laboratori creativi, un plotter verticale, microproiettori multimediali e penne per disegni in 3D.

“Grazie a tutte queste apparecchiature, i piccoli pazienti potranno effettuare innanzitutto delle videochiamate con i loro genitori, parenti e amici, oppure ricevere o inviare messaggi testuali, video e audio”, dichiara il dott. Luca Tagliaferri, referente per la Radioterapia Metabolica del Gemelli ART. “Inoltre, grazie alle stampanti 3D e al plotter verticale, potranno anche disegnare e realizzare piccoli oggetti da inviare o ricevere dall’esterno. L’obiettivo insomma è, da un lato, quello di stimolare il processo creativo dei ragazzi e dei piccoli pazienti favorendone lo sviluppo della resilienza e, dall’altro, quello di sfruttare queste nuove tecnologie per far sentire meno soli e isolati i nostri pazienti, che purtroppo devono affrontare un periodo di isolamento”

 

La “Cometa” del maestro Antonio Nunziante

 

La stanza del Reparto Degenze della radioterapia metabolica sarà dipinta con un affresco straordinario del maestro Antonio Nunziante, uno dei maggiori pittori italiani (www.antonionunziante.com). In una parte di questa stanza, Nunziante realizzerà un’opera intitolata appunto “Cometa” (come da bozzetto in foto), che mostra questo straordinario corpo celeste e la sua lunga coda nel suo misterioso viaggio nello spazio siderale. L’iniziativa si inserisce nel progetto più ampio “Art4ART” dedicato all’allestimento degli ambienti di terapia dove, attraverso l’arte nelle sue diverse espressioni, si cerca di donare sollievo e conforto ai pazienti. Questo progetto è frutto di un lavoro di un’equipe multiprofessionale, composta da esperti di arte, medici, infermieri e psicologi, tra cui la dott.ssa Elisa Marconi, referente psicologa per i bambini presso il Gemelli ART.

In questo contesto, il lungo viaggio che una cometa percorre nelle profondità dello spazio cosmico, collegando idealmente corpi celesti molto lontani tra di loro, simboleggia la volontà di favorire in ogni modo la “connessione” dei pazienti della radioterapia metabolica con le persone che amano. “In tale contesto, possiamo assimilare la connessione dei nostri pensieri alla visione straordinaria degli spazi celesti”, spiega il maestro Nunziante. “Idealmente accendiamo e spegniamo comete ogni singolo istante, quando ci colleghiamo alle nostre emozioni. La cometa da noi concepita sarà un’esperienza illuminante. La prima e unica realtà presente nell’universo è la luce, senza la quale ogni singola cosa non avrebbe ragione d’essere. All’interno di ogni individuo dimora un gigante, i piccoli pazienti della radioterapia metabolica saranno sistematicamente in ‘entanglement’ con le persone più care istante per istante. Quest’opera”, conclude Nunziante, “intende dunque rappresentare un simbolo, un avatar, una connessione continua verso strade di creazione, felicità e libertà”.

 

Contribuisci anche tu al progetto “Cometa”

L’Associazione Attilio Romanini, in accordo con il Gemelli ART, ha avviato una raccolta di fondi per finanziare l’allestimento della stanza multimediale “Cometa”. Tutti possono contribuire a questo progetto e aiutare così i piccoli pazienti o le mamme e i papà della radioterapia metabolica a sentirsi meno soli e isolati. Tutte le informazioni per fare la propria donazione sono disponibili qui:  https://associazioneromanini.org/cometa/.

 

 

 

 

 

 

Una nuova tecnica di radioterapia interventistica, conosciuta anche come brachiterapia, è stata messa a punto nell’ambito di una collaborazione multidisciplinare tra il Policlinico Universitario Agostino Gemelli e l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Sassari. Eccellenti i risultati oncologici ed estetici, senza danno alla funzionalità del naso.

La diagnosi di un tumore al naso non è solamente un problema sanitario, ma anche un possibile motivo di disagio sociale per il paziente a causa delle conseguenze estetiche. Fino ad oggi, infatti, queste neoplasie venivano spesso curate chirurgicamente con un approccio demolitivo – quindi con la rimozione di una parte dell’organo, spesso impossibile da ricostruire chirurgicamente con esiti soddisfacenti – con immaginabili ripercussioni anche sul fronte funzionale e psicologico. Recentemente, sono stati invece pubblicati i risultati di una nuova tecnica di radioterapia, che vede coinvolti in equipe oncologi radioterapisti interventisti e chirurghi otorinolaringoiatri. Questa tecnica è stata sviluppata nell’ambito di un progetto scientifico tra la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma e l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Sassari.

Radioterapia interventistica per i tumori al naso

La radioterapia interventistica, conosciuta anche come brachiterapia, cioè il trattamento delle neoplasie direttamente con sorgenti radioattive poste all’interno o a contatto con il tumore, era una tecnica molto diffusa nel ‘900 che però, a causa di una serie di problematiche legate agli effetti collaterali e alla radio-protezione, era stata progressivamente abbandonata. Tuttavia, negli ultimi anni, grazie ad importanti miglioramenti in campo tecnologico che hanno permesso una terapia ad intensità modulata guidata dalle immagini e quindi estremante precisa, è tornata alla ribalta in tutto il mondo.

Diverse sono le applicazioni di questa radioterapia interventistica in oncologia, compresa l’area testa-collo. In particolare, si sta rivelando molto utile per i tumori del vestibolo nasale, che in passato venivano curati con la rimozione chirurgica di una parte del naso. E’ quanto è stato dimostrato in una recente ricerca del centro di Radioterapia Oncologica (noto anche come Gemelli ART – Advanced Radiation Therapy) del Dipartimento di Diagnostica per Immagini, Radioterapia Oncologica ed Ematologia del Policlinico Gemelli di Roma, diretto dal prof. Vincenzo Valentini,  in collaborazione con la clinica di Otorinolaringoiatria dello stesso policlinico, diretta dal prof. Gaetano Paludetti, e quella dell’Università di Sassari, il cui direttore è il prof. Francesco Bussu.

Sono stati trattati numerosi pazienti, con risultati eccellenti non solo in ambito oncologico, ma anche per la loro vita sociale. “Un intervento chirurgico al naso, un organo così esposto e visibile, può determinare gravi ripercussioni sul fronte estetico e quindi psicologico per il paziente”, spiega il dott. Luca Tagliaferri, responsabile del Centro di Oncologia Interventistica del Gemelli ART e radioterapista interventista referente del progetto. “Questa tecnica minimamente invasiva, invece, si è rivelata non solo ‘organ and function sparing’ perché preserva l’organo e la sua funzionalità, ma anche ‘image sparing’ perché consente di non modificare l’immagine del volto del paziente e ne preserva così i rapporti sociali e la qualità della vita”.

Lo studio su una rivista internazionale

I buoni risultati dei trattamenti con questa tecnica, “riscoperta” grazie ai progressi della tecnologia e  realizzati a Roma nei mesi scorsi presso il Gemelli ART, sono stati illustrati in uno studio pubblicato recentemente sulla rivista scientifica internazionale “Journal of Contemporary Brachitherapy” (https://www.termedia.pl/Interventional-radiotherapy-as-exclusive-treatment-for-primary-nasal-vestibule-cancer-single-institution-experience,54,42241,0,1.html). In pratica, ogni intervento vede la partecipazione di un’equipe multidisciplinare formata da chirurghi otorinolaringoiatri e da radioterapisti oncologi. “L’innovazione consiste nel fatto che, per accedere all’area tumorale nel vestibolo nasale, i cateteri che veicolano la sorgente radioattiva utilizzano gli stessi piani anatomici degli interventi chirurgici per la rinoplastica”, sottolinea il prof. Francesco Bussu, referente otorinolaringoiatra del progetto. “Anche negli interventi estetici viene infatti operato uno scollamento ed una preservazione delle cartilagini, che rimangono quindi capaci di resistere ad alte dosi di radioterapia che invece uccidono le cellule tumorali”.

In Italia, ogni anno vengono diagnosticati circa 10mila casi di tumori nell’area testa-collo, di cui l’1,5-2% riguardano i vestiboli nasali. Dunque, sono almeno 200 casi all’anno. “Probabilmente, sono molti di più, stimerei 400 all’anno”, precisa il prof. Bussu, “perché c’è un problema di classificazione: spessissimo le neoplasie dei vestiboli nasali vengono raggruppate tra i tumori delle cavità nasali e paranasali e non classificate in maniera specifica. Secondo noi, è necessario rivedere la classificazione internazionale di questi tumori maligni per favorire una diagnosi appropriata e quindi anche la corretta terapia”.

Esportare la nuova tecnica

Il prossimo obiettivo di questa esperienza è di esportare questa tecnica presso altre strutture sanitarie che abbiano a disposizione la stessa tecnologia. A questo scopo, saranno avviati, nell’ambito del progetto formativo in radioterapia interventistica del Gemelli ART – Centro di Oncologia Interventistica, corsi specifici presso la scuola INTERACTS (Interventional Radiotherapy Active Teaching School) (http://www.gemelliart.it/interacts/). E’ stato anche istituito un Master in Oncologia Interventistica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. “Adesso che abbiamo confermato che questa tecnica consente dei risultati eccellenti”, aggiunge il prof. Bussu, “l’orientamento è di diffondere questo messaggio ai colleghi chirurghi, in modo che possano acquisire la necessaria esperienza in sala operatoria ed avviare nuove realtà di collaborazione con i colleghi oncologi radioterapisti anche presso le proprie istituzioni”.

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