XVI edizione della rassegna Film Insieme: la riflessione sulla pellicola Quasi amici

Lo scorso 20.2.19 si è tenuta la XVII edizione del “Film Insieme”, anche quest’anno la scelta del titolo è stata affidata a noi specializzandi. L’idea, generalmente, è quella di scegliere una storia che tratti un tema affine a ciò di cui noi ci occupiamo tutti i giorni, cioè l’ambito oncologico. La scelta di quest’anno è stata, invece, diversa e, in un certo senso, coraggiosa. Il film che abbiamo visto si intitola “Quasi amici” e racconta la storia della relazione di amicizia che si instaura tra un uomo tetraplegico, Philippe, e un ragazzo di periferia appena uscito dal carcere, Driss, che viene scelto da Philippe come suo aiutante personale. Cosa spinge Philippe a scegliere Driss, ragazzo spavaldo, dai modi apparentemente poco gentili, privo di compassione e senza alcuna esperienza lavorativa alle spalle? Ad un certo punto è proprio Philippe a rispondere direttamente a questa domanda, quando afferma “È esattamente questo, quello che voglio: nessuna pietà. Spesso mi passa il telefono, sai perché? Perché si dimentica”. Questa frase mi ha fatto pensare: quante volte nelle relazioni con gli altri, con i pazienti che incontriamo, oltre ad offrire il miglior trattamento e i migliori servizi di cui disponiamo, ci chiediamo quale sia il modo in cui essi desiderano essere presi in cura? Il modo in cui desiderano essere guardati? O, più in generale, il modo in cui il nostro prossimo, chi ci sta accanto desidera essere amato? Philippe dice di non volere “nessuna pietà”. Vuole che chi si prende cura di lui si dimentichi delle sue braccia e delle sue gambe che non funzionano più e si ricordi della sua passione per l’arte, per la musica e la poesia. Probabilmente non esistono modi univoci di rapportarsi agli altri, non esistono linee guida dei rapporti con il prossimo. Il “Film Insieme” non ci dà la risposta a questa domande, ma ci dà l’occasione di condividerle e, riprendendo le parole di un mio collega, quello che è certo è che tornare nei nostri reparti, dopo questi momenti di incontro, non è mai come prima.

(Articolo scritto da Giulia S.)

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