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Film Insieme 2018 – 16° Edizione

Tante volte, nella quotidianità dell’attività lavorativa in radioterapia, l’entrare a contatto con il dramma della malattia può diventare una attività meccanica ed, a tratti, automatica.
Chiaramente dover proporre avanzate terapie ad un numero molto alto di pazienti impone, per assicurare una corretta assistenza a tutti, che vi debbano essere dei contatti umani in cui la profondità del rapporto medico-paziente, venga contenuta nell’idoneo intervallo di tempo in cui essa è pianificata.
In questo contesto il distacco dall’esperienza emotiva del dramma che il paziente porta talaltro lato della scrivania dei nostri ambulatori, diventa quasi una necessità del medico: è possibile misurarsi ogni giorno con centinaia di situazioni drammatiche? Accogliere nel proprio cuore il terremoto che ha scosso la vita di ogni singolo paziente che incontriamo? E’ compatibile non solo con una buona assistenza, ma con una serenità di vita dell’operatore sanitario abbracciare la sofferenza umana che ogni giorno, più volte, incontriamo?
La sfida che ogni anno il film Insieme coglie è quella di portare di fronte a noi la possibilità di un rapporto umano profondo, di superare la barriera che costruiamo dal di dentro dei nostri camici per aprire ed educare il cuore ad uno sguardo di tenerezza nei confronti dei nostri pazienti e, soprattutto, di noi stessi.
Così anche quest’anno l’esperienza del film “la custode di mia sorella” ha coinvolgono i Medici in formazione specialistica nel vortice di aspettative, sofferenze e speranze che travolgono i pazienti e le loro famiglie. Dall’amore nato in corsia fino all’accettazione di una condizione di terminabilità, tanti sono stati i temi che il film ha posto in maniera emotivamente coinvolgente e di intensa; tanto profonda che, a termine del film, un silenzio commosso risuonava dentro i nostri animi.
Da quel silenzio che ci ha abbracciato e avvolto, era come se nascesse una domanda che, finito il film, ci ha fatto esitare nel corridoio della Radioterapia prima di tornare al lavoro: come poter guardare con dignità una sofferenza così? Come poterla servire ed assistere? Come imparare ad avere uno sguardo ed un cuore vero di fronte a tutto questo? O, come scrisse il poeta Mario Luzi in un suo verso, “di che è mancanza questa mancanza, cuore, che a un tratto ne sei pieno?”.
Con queste domande aperte si torna nel quotidiano con un desiderio nuovo e pronti a continuare a crescere.

(articolo scritto da Lillo)

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