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Il Prof. Attilio Romanini: l’uomo che pensava il Policlinico Gemelli

La legacy del professor Romanini raccontata dalle parole del Prof. Cellini

“Ho conosciuto il prof. Attilio Romanini nel 1962, 40 anni Lui, 20 anni io. Veniva dall’Istituto nazionale Tumori di Milano ed era il nuovo Direttore del Collegio Joanneum. Succedeva al dottor Mario Bertini, psicologo, che andava in USA ad accrescere le sue conoscenze in una Disciplina che a quei tempi in Italia erano poco sviluppate. Il prof. Romanini era incaricato dell’insegnamento di una Materia facoltativa che aveva uno strano titolo “Fisica nucleare applicata alla Medicina”, che sarebbe poi divenuta Medicina Nucleare. Questo Insegnamento mi intrigava e decisi di seguire le sue Lezioni. A seguire quelle lezioni eravamo in pochi e ancora meno quelli di noi che sostennero l’esame. Si sapeva in giro che era l’uomo che pensava il Policlinico che sarebbe nato di lì a poco e che doveva essere il più avanzato per quei tempi. Padre Gemelli era morto qualche anno prima. Mons. Francesco Olgiati, uno dei più stretti e amati Collaboratori di Padre Gemelli glielo aveva chiesto e il giovane Romanini per questo aveva visitato gli Ospedali più moderni nel nord Europa e nel nord America. Pochi sanno che la Disciplina Radiologica era stata per Lui una vocazione tardiva. Infatti il suo primo interesse era stato rivolto alla Tisiologia che allora si occupava della cura dei malati di Tubercolosi, il” cancro” dei primi decenni del Novecento… Al Sanatorio di Sondalo aveva contratto la Tubercolosi polmonare “per causa di servizio “ma non amava parlarne. In tale ambiente l’uso della radioscopia era di uso corrente per controllare la malattia. In data 26/01/2017 ha tenuto l’ultima Lectio Magistralis il Professor Angelo Piermattei. A salutarlo, immensamente grati, docenti, studenti e medici dell’Università e del Policlinico. Quando nel 1981 S. Giovanni Paolo II subì l’attentato, dopo alcuni mesi Egli presentò una febbre resistente alla terapia antibiotica, per circa una settimana. Il Prof. Francesco Crucitti che aveva eseguito l’intervento a seguito dell’attentato, chiese consiglio al prof. Romanini perché stava subendo forti pressioni per re-intervenire. Si attribuiva infatti la causa della febbre ad una conseguenza settica del recente intervento all’addome. Romanini consigliò un nuovo ricovero. Il pontefice doveva subire una TAC ma il Prof., a sorpresa, volle sottoporlo prima ad una radioscopia del torace che secondo lui mostrava un focolaio flogistico. La TAC non mostrò nulla di significativo ed egli consigliò l’amico Crucitti di soprassedere alla nuova laparotomia. Il prof. Antonio Sanna, microbiologo, appena rientrato dagli USA da un congresso sul CITOMEGALOVIRUS, aveva riportato un test per evidenziarne la presenza. Venne sospesa l’inutile terapia antibiotica e il Papa rapidamente sfebbrò. Il resto è storia.

Il Prof. Romanini non smise mai di pensare il Policlinico Gemelli fino alla morte che avvenne all’età di 67 anni.

La sua ultima visione forse è stata la più ardita, profetica e profondamente cristiana. Un Ospedale che si apre al territorio per prendersi cura di pazienti cronici, oncologici che erano stati seguiti in Ospedale, talora per anni: l’Unità di Cura Continuativa.”

(articolo scritto dal Prof. Numa Cellini)

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